UX writing: l’arte di scrivere breve… e bene

UX writing: l’arte di scrivere breve… e bene

28 maggio 2018
Dotmedia

Incontri un testo UX writing ogni volta che usi un’app o internet. Quando il lavoro è eseguito alla perfezione, non te ne accorgi nemmeno.

Il 2016 è stato definito come l’anno dell’UX writer. Tutte le più grandi aziende ne cercavano uno: Amazon, Google, PayPal… sembrava una sorta di battaglia nel tentativo di poter accedere a un sapere supremo: scrivere microcopy.

Qualcuno ancora parla dell’arrivo di truppe (UX writers) che stanno procedendo a passo veloce alla frase “Our Time Has Come”, ma la realtà è che la UX writing non è un codice criptico esterno o estraneo a noi quando siamo offline, anzi è la testimonianza più diretta di come la nostra esperienza con la tecnologia è sempre più integrata nella nostra vita.

Cos’è l’UX writing?

Partiamo dalle fondamenta. L’UX writing è l’atto di scrivere messaggi per l’interfaccia di una piattaforma rivolti all’utente al fine di aiutarlo a completare un’attività. Si tratta di progettare una conversazione usando un linguaggio concentrato. Un po’ come la poesia.

Questa scrittura deve anche dare voce al Brand e allo stesso tempo deve anche essere “amorevole” e utile per l’utente.

Facciamo un esempio: mettiamo il caso vogliate ricevere una newsletter da parte di un portale. Scrivete per benino i dati, accettate la privacy policy e cliccate su Invia. Poi più nulla. Non ricevete alcun messaggio o avviso che avverte che l’operazione è riuscita. È scoraggiante vero?

Ecco, a qualcuno, da qualche parte nel mondo, gli è venuta l’idea di congratularsi con l’utente per aver portato a termine con successo l’iscrizione. Con un unico testo, non solo è riuscito a dare un’informazione utile ma lo ha fatto nel modo migliore ed empatico possibile.

ux writing

Nascono così gli UX writer? Francamente non lo so, ma Google li definisce come “abili fumettisti” e mi sembra una bella definizione.

Copywriting e Microcopy: l’era del cinghiale bianco

All’interno della UX writing ci sono due tipi diversi di scrittura.

Il copywriting: che si tratti del testo di una pagina 404 o di una pagina di un prodotto, questo tipo di scrittura tende ad essere incisiva e/o colorita. Sono quelle parole che ti entusiasmano nell’usare un prodotto.

La scrittura transazionale/ di navigazione: questi testi aiutano a guidare un utente attraverso l’uso di un prodotto. Secondo John Saito, qui l’obiettivo non è quello di far notare le parole, ma quello di creare un’esperienza che continua (senza intoppi).

Il testo creato dagli UX writers è noto come “microcopy” e si riferisce ai piccoli componenti del testo che fungono da prompt e suggerimenti per l’utente quando si utilizza un prodotto, incluse istruzioni, pulsanti e messaggi di errore, nonché procedure guidate, menù, notifiche, etichette, collegamenti e chatbot.

L’UX writing cambia la nostra percezione

Nel 2017 John Maeda, responsabile del design computazionale di Automattic, scrive “le parole sono davvero importanti perché la grafica a volte non ha senso”, e pochi mesi dopo – con la medesima intenzione – Fast Co Design pubblica Forget Coding: Writing Is Design’s Unicorn Skill.

L’obiettivo è semplice: far emergere il valore strategico della scrittura UX. Dalla scelta delle parole al tone of voice, concetti come cadenza, assonanza e allitterazione, iniziano ad assumere un’importanza ancora più rilevante nel microtesto.

Facciamo un esempio mettendo a confronto le scelte di due famose aziende.

ux writing

In queste due schermate viene posta, da parte di Lyft Line e UberPOOL, la stessa domanda: “quanti posti ti servono per la tua corsa condivisa?”.

Lyft Line utilizza una frase più decisa che ti indica subito cosa fare: “Conferma il numero di passeggeri” spiegando in basso che c’è un numero limite di passeggeri; Uber invece inizia con una domanda: “Di quanti posti hai bisogno?”

Nella stessa schermata sono inserite le possibili risposte. Con Lyft puoi scegliere tra “Solo io” o “Io + 1 amico” (e visualizzi immediatamente la differenza di prezzo), Uber mostra solo i numeri su cui puoi cliccare: 1 o 2.

In entrambi i casi l’approccio è piuttosto semplice, quello che cambia è il tono: Lyft ti guida, ti informa e ti offre due risposte molto amichevoli, per far passare l’idea che puoi interagire con il servizio in modo disinvolto e amichevole.

Uber, al contrario, è estremamente minimale. Elimina tutto il rumore di fondo in modo da non rischiare di creare confusione e interrompere il processo di prenotazione: infatti non chiede il numero dei “passeggeri” o “amici” ma quanti “posti” occorrono. Questo è molto più transazionale.

UX Writing: le domande giuste da porsi

Naturalmente da utente è normale preferire un approccio rispetto a un altro, ma è doveroso ricordare che non è la sola cosa che conta davvero. Quando si scrive un microcopy è necessario tenere ben chiaro a mente una o due cose… o forse anche di più!

  • Ci sono persone che sono rimaste bloccate qui o in un altro punto del processo?
  • Se le persone si bloccano, perché succede?
  • I testi non sono chiari, c’è un problema di ingegneria o di progettazione visiva, ci sono informazioni mancanti?
  • Il linguaggio scelto è quello adatto al prodotto e al brand?

Sulla base delle risposte date può prendere vita il microcopy. Il writing e il UX design devono avere un obiettivo ben preciso: essere accessibile a tutti gli utenti, in modo da dare a tutti una perfetta esperienza digitale. L’UX writing deve essere inclusiva, in modo da non alienare alcun potenziale pubblico, e deve essere facile, comprensibile e rassicurante.

La scelta che si fa a monte può avere un enorme impatto sul successo del processo, sulla fidelizzazione dei clienti e sulla percezione del Brand.

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UX writing: l’arte di scrivere breve… e bene ultima modifica: 2018-05-28T10:55:58+00:00 da dotadmin

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